Gli investitori preoccupati per la difficile situazione politica con l’imminente addio di Mario Draghi da Palazzo Chigi e le crescenti sfide economiche

Profumo di speculazione sullo spread tricolore, che pare ormai tornato a essere ‘osservato speciale’. Arriverebbe dagli hedge funds la più grande scommessa contro il debito italiano dalla crisi finanziaria globale del 2008. E’ questa la tesi sostenuta in un articolo del sito web del Financial Times. Gli investitori sono preoccupati per la difficile situazione politica, con l’imminente addio di Mario Draghi da Palazzo Chigi, e le crescenti sfide economiche. E preoccupa la dipendenza del Paese dalle importazioni di gas russe. Secondo la testata britannica i fondi speculativi hanno preso a prestito bond scommettendo su un calo dei loro prezzi per un controvalore di circa 39 miliardi di euro, il livello più alto da gennaio 2008, ad agosto, sulla base dei dati di S&P Global Market Intelligence. Insomma, gli investitori scommetterebbero su un calo dei prezzi, proprio mentre il paese deve far fronte a crescenti venti contrari in campo economico con l’aumento dei prezzi del gas naturale europeo provocato dai tagli alle forniture della Russia e con un clima politico teso con le elezioni in programma a settembre.

“È lo Stato più esposto in termini di ciò che accade ai prezzi del gas e la politica è impegnativa”, ha affermato Mark Dowding, chief investment officer di BlueBay Asset Management, che gestisce circa 106 miliardi di dollari di asset. Il fondo sta vendendo allo scoperto obbligazioni italiane a 10 anni utilizzando derivati.

Analisti ed esperti commentano con la Presse l’articolo del Financial Times che si aspetta una fuga in massa dai titoli italiani. E fanno ricorso alla memoria del recente passato. Era il 5 agosto 2011 quando dalla Bce fu ‘spedita’ la lettera con cui l’Europa diceva all’allora governo Berlusconi come doversi comportare per evitare il default. E scattò la speculazione, sotto forma di attacco frontale al debito sovrano, schizzarono i rendimenti sui titoli pubblici, lo spread sfondò i 550 punti base. E il governo cadde.

Undici anni dopo, per Alessandro Berti, professore associato di tecnica bancaria e finanza aziendale presso la Scuola di Economia dell’Università degli studi di Urbino Carlo Bo, “c’era da aspettarsi una possibile crisi del debito sovrano dopo che alcuni partiti hanno improvvidamente sfiduciato il Governo Draghi e portato il Paese ad elezioni anticipate. Ma ritengo che l’Europa e la Bce siano in grado di limitare i danni di questa speculazione al ribasso in maniera molto più coordinata ed efficace che in passato. Il Next Generation Eu lo dimostra”.

“Si tratta – continua Berti – di capire cosa potrebbe accadere dopo il voto del 25 settembre, ma come ha ricordato il Presidente Mario Draghi, al Meeting di Rimini, il nostro rapporto deficit/Pil è migliorato, al contrario degli altri Paesi europei” e “nessuno ha intenzione di mettere in discussione la credibilità raggiunta dall’Italia, nemmeno Fdi e Lega, che sembrano molto più tiepide sul sovranismo”. Per l’esperto “si può guardare con relativa tranquillità a questa possibile ‘crisi del debito sovrano’ che arrivò in Italia complice il fatto che il Governo Berlusconi non ebbe la capacità di fare quanto necessario”.

Per Gianclaudio Torlizzi, fondatore della società di consulenza finanziaria T-Commodity, “l’allarme del Ft non va sottovalutato”, ma nemmeno “l’interesse da parte di alcuni ambienti di catalizzare l’attenzione sull’Italia quando, invece, le criticità riguardano anche altri paesi europei, la Germania in primis, la cui bilancia commerciale è passata in negativo per la prima volta dal 1990 a causa della crisi energetica”.

Il differenziale dei rendimento tra il Btp decennale italiano e il Bund tedesco, nelle scorse settimane sino alle ultime ore, ha sfiorato più volte i 230 punti, con lo Stato che deve pagare circa il 2% in più rispetto a quello tedesco per finanziarsi sui mercati del debito. Oggi però lo spread ha chiuso in calo a 223 punti base, e, con il rendimento del decennale italiano al 3,55%, è parso impassibile all’avvertimento del Ft sullo scetticismo dei mercati, dopo che nelle ultime due sedute era salito ai massimi da fine luglio.

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